Clericus Cup: Pray and play, dal gioco alla formazione

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Clericus Cup

Clericus Cup: al via la 14ª edizione

Provengono da 70 paesi diversi, ben 31 le presenze dal Messico, 20 dalla Nigeria. Indossano maglie variopinte e, sorridenti, si prendono per mano sul campo da calcio del centro sportivo Pio XI dei Cavalieri di Colombo. Sullo sfondo la cupola di San Pietro, simbolo da sempre di pace e universalità. Sono i rappresentanti delle 16 squadre che, a partire da sabato 7 e domenica 8 marzo, prenderanno parte alla quattordicesima edizione della Clericus Cup, il campionato mondiale pontificio di calcio presentato questa mattina alla stampa.

Anche per il 2020 4 i gironi (due per sacerdoti e due per i seminaristi). Dopo la sosta in aprile per le celebrazioni pasquali, la finale si disputerà il 30 maggio, proprio 3 giorni dopo la benedizione della coppa con il saturno e del pallone da parte di Papa Francesco.

Ascolta l’edizione odierna di Radiopiù Sport:

Clericus Cup: tra le novità il debutto del Collegio Argentino

Tra le novità di quest’anno il debutto del Collegio Argentino. «È veramente una gioia per noi poter partecipare.  – ha detto ai microfoni di Radiopiù Roma il capitano Juan Lucas Alderete –  Non sappiamo se possiamo partecipare un’altra volta». Intanto si lascia comunque «un segno nella storia della Clericus Cup e del Collegio. Lì siamo in 15 e giocheremo in 8/9». Poi, il fatto che Papa Francesco sia argentino «ci spinge a fare il
meglio nel campo».

Sono 4 le squadre che hanno preso parte a tutte e 13 le precedenti edizioni. North America Martyrs, Mater Ecclesiae, Sedes Sapientiae e il Pontificio Collegio Urbano che, vincitore di ben quattro campionati (2014, 2015, 2017, 2019) sabato 7 marzo affronterà l’Urbi et Orbi team, la neonata squadra, equipaggiata da don Luigi Portarulo.

«Siamo pronti ad arrivare ancora in finale – ci racconta l’atleta Alberto Obama – Cercheremo di riprendere quello che abbiamo vinto l’anno scorso. Sono convinto della mia squadra. Abbiamo anche quest’anno questa sfida perché, rappresentando tutto un collegio, abbiamo a cuore di non deludere i compagni. Dobbiamo testimoniare ciò in cui crediamo».

Clericus Cup: pregare e giocare

Pray and play. Pregare e giocare. È questo il motto che accompagnerà gli atleti in campo. Ma non solo. «Se dobbiamo lanciare uno slogan dobbiamo essere i primi che lo fanno vedere, che lo mettano in pratica» ha detto don Alessio Albertini, prete della diocesi di Milano e assistente ecclesiastico nazionale del Centro sportivo italiano che ha celebrato questa mattina la Messa nella cappella dei Cavalieri di Colombo. Così la Clericus Cup non è solo momento di svago e sana competizione ma anche di formazione.

«La grandezza di uno sport, soprattutto come quello del calcio, è il coraggio di rischiare. Di rischiare di vincere, ma rischiando di perdere. Questa è l’emozione dell’attività sportiva. La vita è sempre un rischio. Sta a te decidere se giocarla fino in fondo con tutta la tua forza confidando anche in qualcuno che ti possa accompagnare e dove c’è un rischio c’è sempre Dio. Allora mi piace pensare che dietro allo slogan Pregare e giocare si nasconda proprio
questo: sappi giocare la tua partita con il meglio di te stesso e mettiti anche nelle mani di Dio.

Non ti farà mai vincere, come non ti farà mai perdere. Ti darà la forza necessaria per affrontare la partita e quella più importante si chiama vita».

A insistere sulla dimensione educativa dello sport anche monsignor Melchor Sanchez, sotto-segretario del Pontificio Consiglio della cultura e presidente dell’Associazione Sportiva Athletica Vaticana. «Non basta giocare. Dopo il soggiorno a Roma sarete chiamati a incarichi di responsabilità nelle vostre diocesi come formatori ed educatori. Qui avete l’opportunità di imparare come fare dello sport uno strumento di pastorale. Molti sacerdoti giovani non vogliono avere a che fare con i giovani per paura. Paura di rinunce, accuse false. I grandi santi educatori mostrano il contrario, don Bosco, San Leonardo Murialdo, San Filippo Neri, don Pino Puglisi che ha pagato con il sangue la sua scelta di far giocare i bambini per sottrarli dalla mafia. Dunque c’è una responsabilità sociale.

Approfittate del vostro soggiorno in Italia  – questo  il messaggio lanciato ai giocatori della Clericus Cup – per capire cos’è l’oratorio, per capire come fare dello sport un’occasione di crescita per i ragazzi».

Coronavirus: don Alessio Albertini, “Non possiamo stare lontani dagli altri”

Con l’occasione si è parlato, oggi, anche dell’emergenza Coronavirus che, tra allarmismi e timori, sta paralizzando il nostro Paese.

«In tutto il nord lo sport è fermo: dalla piccola partita dell’oratorio al campionato di serie A fino all’Europa League. – ha ricordato don Alessio Albertini – È paradossale perché la più grande devastazione che sta facendo è di separarci e di tenerci lontano.

Ma in questo momento ci rendiamo conto che non possiamo farlo, che non possiamo stare lontani dagli altri, che siamo una relazione, al di là di ciò che il mondo continua a farci credere, che dobbiamo essere isolati, che il soggetto viene prima di tutto.

Noi dipendiamo nella guarigione e nella malattia dagli altri. Vorrei che noi lanciassimo questo messaggio: siamo felici perché siamo insieme. Il mondo è più felice nella misura in cui tutti si impegnano a rendere gli altri felici».

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